Investire è spesso presentato come un problema di scelta.
Quale ETF comprare?
Quali azioni scegliere?
Quando entrare nel mercato?
Quando vendere?
Quanto investire?
Sono domande importanti.
Ma dopo molti anni passati a studiare e sperimentare sui mercati finanziari, sono arrivato a pensare che esista una domanda ancora più importante:
come riuscire a seguire una buona strategia abbastanza a lungo da permetterle di funzionare?
Perché scegliere un investimento può richiedere poche ore.
Riuscire a mantenerlo per venti o trent'anni può richiedere qualcosa di molto più difficile.
Disciplina.
Quando si inizia a investire, è naturale concentrarsi sulla scelta.
Si cercano informazioni.
Si confrontano ETF.
Si leggono articoli.
Si guardano rendimenti passati.
Si confrontano costi.
Si studiano strategie.
Si cercano strumenti migliori.
Tutto questo può essere utile.
Ma esiste un momento in cui la ricerca deve lasciare spazio all'azione.
E soprattutto esiste un momento in cui l'azione deve lasciare spazio alla pazienza.
Perché una strategia di investimento non viene valutata soltanto nel giorno in cui viene scelta.
Viene messa alla prova nei mesi e negli anni successivi.
Quando il mercato sale.
Quando il mercato scende.
Quando arrivano cattive notizie.
Quando tutti sembrano guadagnare.
Quando il proprio investimento perde valore.
Quando compare una strategia apparentemente migliore.
È in quei momenti che si scopre se una strategia è realmente sostenibile per chi la sta utilizzando.
Un investimento azionario può essere descritto con numeri.
Rendimento.
Volatilità.
Costi.
Perdita massima.
Tempo.
Ma l'investitore non è un foglio Excel.
È una persona.
E una persona prova paura quando vede il proprio capitale diminuire.
Prova entusiasmo quando vede il proprio investimento aumentare.
Può diventare impaziente quando i risultati non arrivano.
Può essere tentata di cambiare strategia quando un'altra sembra funzionare meglio.
Può convincersi di aver trovato il momento giusto per vendere.
Può pensare di aver trovato il momento giusto per comprare.
E può cambiare completamente comportamento proprio quando sarebbe più importante mantenere la disciplina.
Questo è uno dei motivi per cui considero la psicologia dell'investitore una componente fondamentale della costruzione di un patrimonio.
Non basta sapere cosa fare.
Bisogna anche riuscire a farlo quando diventa difficile.
Immaginiamo un investitore che abbia scelto una strategia semplice.
Ogni mese investe una determinata somma.
Mantiene il proprio investimento.
Non cerca di prevedere il mercato.
Sulla carta potrebbe sembrare tutto molto semplice.
Poi arriva una discesa del mercato.
Il valore dell'investimento diminuisce.
Arrivano le notizie negative.
I giornali parlano di crisi.
Gli esperti fanno previsioni.
Sui social qualcuno sostiene che sia arrivato il momento di vendere.
Qualcun altro sostiene esattamente il contrario.
L'investitore comincia a chiedersi:
"E se questa volta fosse diverso?"
È qui che una strategia semplice può diventare psicologicamente difficile da seguire.
Non perché sia cambiata la strategia.
È cambiata la nostra percezione della situazione.
C'è poi un'altra trappola.
Quella della ricerca continua.
Un investimento non sta andando abbastanza bene?
Cerchiamo qualcosa di migliore.
Un altro ETF ha avuto un rendimento superiore?
Forse dovremmo cambiare.
Un mercato diverso sta salendo?
Forse stiamo investendo nel posto sbagliato.
Una nuova strategia sembra più sofisticata?
Forse quella che abbiamo scelto è troppo semplice.
Questo comportamento può sembrare razionale.
In realtà può diventare una forma di instabilità.
Perché ogni cambiamento ha un costo.
Non necessariamente soltanto economico.
Ha anche un costo psicologico.
Bisogna prendere una nuova decisione.
Bisogna convincersi che quella decisione sia corretta.
Bisogna affrontare nuovamente il dubbio.
E prima o poi arriverà un altro momento nel quale saremo tentati di cambiare ancora.
Una strategia semplice non è necessariamente una strategia banale.
A volte la semplicità è proprio ciò che permette a una strategia di essere mantenuta nel tempo.
Nel mio caso, il piano che sto seguendo è relativamente semplice.
Investo ogni mese.
Utilizzo un ETF azionario globale ad accumulazione.
Non cerco di prevedere il mercato.
Non interrompo automaticamente gli acquisti quando il mercato scende.
Non vendo semplicemente perché il mercato è salito.
E cerco di lasciare che il tempo faccia il proprio lavoro.
Questa strategia non elimina il rischio.
Non garantisce un rendimento positivo.
Non impedisce al mio investimento di attraversare periodi difficili.
Ma ha una caratteristica che per me è diventata fondamentale:
so in anticipo come voglio comportarmi quando il mercato farà qualcosa che non mi piace.
Credo che questo sia uno degli aspetti più importanti della disciplina finanziaria.
È relativamente facile dire:
"Quando arriverà un crollo, continuerò a investire."
È molto più difficile farlo quando il proprio investimento è realmente sceso del 30%.
Per questo penso che una parte della preparazione dell'investitore debba avvenire prima dei momenti difficili.
Bisogna chiedersi:
Cosa farò se il mercato perde il 10%?
E se perde il 20%?
E se perde il 30%?
E se il recupero richiede anni?
Continuerò il PAC?
Venderò?
Cambierò strategia?
Quanto sono realmente disposto a sopportare?
Sono domande molto più importanti di quanto possa sembrare.
Perché una strategia non dovrebbe essere scelta soltanto sulla base del rendimento che speriamo di ottenere.
Dovrebbe essere scelta anche sulla base della nostra capacità di sopportare psicologicamente il percorso necessario per arrivarci.
Questo mi ha portato a modificare anche il modo in cui penso al concetto di investimento "migliore".
Il migliore investimento teorico non è necessariamente il migliore investimento per una determinata persona.
Una strategia potrebbe avere caratteristiche eccellenti sulla carta.
Ma se l'investitore non riesce a mantenerla durante i periodi difficili, quella strategia rischia di diventare inutilizzabile.
Preferisco quindi pensare a una domanda diversa:
Qual è la strategia che posso realmente seguire nel lungo periodo?
Non è una domanda spettacolare.
Non produce titoli sensazionalistici.
Ma potrebbe essere una delle domande più importanti che un investitore possa porsi.
È anche per questo che ho deciso di raccontare il mio investimento su Ingegneria Finanziaria.
Non voglio limitarmi a spiegare cosa dovrebbe fare un investitore in teoria.
Voglio vedere cosa succede quando una strategia viene realmente seguita nel tempo.
A luglio 2026 il mio investimento nell'iShares Core MSCI World UCITS ETF USD (Acc) registrava un rendimento complessivo del +17,99%.
Ad agosto il rendimento è salito al +19,59%.
Ma il vero esperimento non è vedere quanto salirà questo numero.
Il vero esperimento è capire se riuscirò a mantenere lo stesso comportamento quando il numero sarà molto meno piacevole.
Perché prima o poi succederà.
Il mercato azionario attraverserà periodi difficili.
Ci saranno perdite.
Ci saranno momenti nei quali sarà molto più difficile essere razionali.
Ed è proprio lì che la teoria diventerà comportamento.
Più passa il tempo e più questa idea mi convince.
Costruire un patrimonio significa certamente investire.
Ma significa anche evitare di distruggere continuamente il lavoro già fatto.
Evitare di vendere per paura.
Evitare di inseguire ciò che è appena salito.
Evitare di cambiare strategia ogni volta che qualcosa va storto.
Evitare di confondere una buona decisione con una decisione che produce immediatamente un buon risultato.
Evitare di pensare che ogni movimento del mercato richieda una nostra risposta.
Forse una parte importante dell'investimento consiste proprio nell'imparare cosa non fare.
Alla fine, quindi, penso che la domanda iniziale debba essere modificata.
Non soltanto:
"Quale investimento devo scegliere?"
Ma anche:
"Quale strategia sono realmente capace di seguire per molti anni?"
La prima domanda riguarda l'investimento.
La seconda riguarda l'investitore.
E forse la seconda è ancora più importante.
Perché anche una buona strategia può diventare inutile se viene abbandonata nel momento peggiore.
Mentre una strategia ragionevole, semplice e coerente può avere la possibilità di lavorare nel tempo proprio perché l'investitore riesce a rimanere al suo posto.
Questo è il percorso che voglio raccontare con Ingegneria Finanziaria.
Non la ricerca dell'investimento perfetto.
La ricerca di un metodo che possa essere seguito abbastanza a lungo da costruire un patrimonio.
E, soprattutto, la ricerca degli strumenti psicologici necessari per riuscire a farlo.
Non so ancora quali saranno le prove più difficili che incontrerò.
So però che arriveranno.
Quando arriveranno, voglio poter tornare a queste parole e verificare se quello che penso oggi sarà ancora vero.
Perché investire per il lungo periodo non significa soltanto sapere dove mettere i propri soldi.
Significa imparare a convivere con l'incertezza.
Imparare a sopportare la volatilità.
Imparare a controllare la paura.
Imparare a controllare anche l'euforia.
E soprattutto imparare a continuare.
Questo, oggi, è il vero esperimento di Ingegneria Finanziaria.
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